finale di partita 2017

con Roberto Negri e Vito Latorre regia di Roberto Negri scene e costumi di Rossella Ramunni e Davide Sciascia aiuto regia Alice Mele assistente alla regia Gabriella Altomare organizzazione Flavia Ferranti

Prima danzare, poi pensare.

E’ questo l’ordine naturale delle cose Samuel Beckett L’attesa, l’ineluttabilità, l’indefinitezza sono caratteri salienti dell’universo onirico di Samuel Beckett . Hamm e Clov, due maschere archetipiche, due esseri catapultati nel nulla cosmico, nella solitudine di un mondo grigio e deserto (li avevamo già incontrati, erano Pozzo e Lucky di “Aspettando Godot”), immutabili nel conflitto servo/padrone, padre/figlio, martello/chiodo. Scelgonol’unica forma di salvezza: il gioco. E tra tutti, il più antico dei giochi: il teatro. Fingono di essere altrove e, ormai stanchi di attendere il Dio Godot, creano essi stessi i propri universi. Il potere evocativo delle parole supera i limiti della segregazione e dell’isolamento e poi dello spazio e del tempo. Consapevoli che per ogni partita “la fine è nel principio eppure si continua”, sondano le profondità dell’anima con curiosità di clown, per scoprire che vale la pena soltanto GIOCARE… Bambini sempre, fino alla fine dei giochi. Non c’è niente di più comico dell’infelicità. Questa frase di “Finale di partita” è, per sua stessa dichiarazione, la sintesi del pensiero di Beckett sul teatro, sulla vita.